GIOCO- UNA CHIAVE DI ACCESSO ALLA GIOIA

Nel tempo il gioco è spesso stato classificato come frivolo e superfluo, specie se riferito ad alcuni contesti. La giocosità del bambino viene presto gradualmente spenta nella crescita. Anno dopo anno, a scuola così come a casa, ci viene chiesto di non giocare se ci si appresta, ad esempio, a compiti considerati seri, come ascoltare una lezione o accingerci a faccende domestiche, tutt’al più elevata è l’assenza del fattore gioco in termini di presenza sul lavoro.

Fortunatamente negli ultimi anni la ricerca scientifica ha posto una maggiore attenzione all’argomento dimostrando quanto il gioco sia fondamentale per la vita delle persone.

Il gioco è uno dei 4 elementi della gioia, ci permette di ricontattare il nostro bambino interiore e ci trasmette una sensazione di benessere. Giocare ci rende liberi e ci connette immediatamente agli altri.

Siamo davvero ancora capaci di giocare?

Sono ormai quasi tre anni che ho scoperto il potere della risata incondizionata e nello stesso tempo, per inscindibile conseguenza, ho iniziato ad utilizzare in maniera consapevole il gioco come strumento di accesso alla gioia.

Il gioco è spesso la fonte dei nostri primi ricordi felici infantili, è l’unica attività nota a cui gli esseri umani si dedicano esclusivamente “perché crea gioia”.

Ci sono diversi atti piacevoli come mangiare e fare l’amore, legati però ad altri risultati, al servizio di altre necessità come il nutrirsi o il procreare, spiega la designer Ingrid Fetell Lee nel suo libro Cromosofia. Persino il lavoro può procurare gioia ma spesso è un piacere legato ad un risultato come denaro, potere, riconoscimento, soddisfazione. L’atto del gioco invece ha un unico metro di misurazione ovvero quanta gioia produce.

La risata, che è l’espressione di gioia più potente ed autentica è probabilmente nata dal gioco. Alcuni scienziati ritengono che essa sia una evoluzione sonora di espressioni ansimanti tipiche dei primati quando giocano tra di loro.

Fatto sta che in natura tutte le specie di primati, così come molti animali, giocano, non solo mammiferi come lo dimostrano alcune osservazioni fatte sui comportamenti di polpi, tartarughe, coccodrilli, per citarne alcuni.

Ce ne parla anche Lucia Berdini, esperta di gioco, nel TED talk “Giocare è una cosa seria: divertirsi per motivare i collaboratori” introducendo osservazioni sul regno animale per arrivare all’importanza del tema soprattutto in ambito aziendale.

Il nostro sviluppo sociale ed emotivo è fortemente influenzato dal gioco e da quanto e come abbiamo giocato da piccoli.

Lo psicologo Stuart Brown fondatore del National Institute for Play approfondì gli elementi in comune con alcuni detenuti per omicidio in Texas e trovò dei punti di unione: molti avevano avuto genitori violenti o autoritari che imponevano regole ferree, altri erano stati socialmente isolati. La loro vita era contrassegnata da una grave carenza di gioco.  Brown fu molto colpito da questo fattore.

Il gioco ci consente di apprendere ed elaborare molti comportamenti sociali come la lealtà, l’empatia, il senso di giustizia, per citarne alcuni. Con il gioco cresce la resilienza, la capacità di adattamento, la creatività.

Quando giochiamo entriamo in uno stato di flusso che ci permette di immergerci totalmente nella gioia del momento e perdere il senso del tempo.

Da bambini tutto questo avviene in uno stato naturale di percezione che amalgama la vita reale alla fantasia e tutto può diventare divertimento. Crescendo impariamo che la serietà deve prevalere sulla gioia e se entriamo in “debito di gioco” non riusciamo a rientrare in contatto con il nostro lato ludico. Ai bambini giocare sembra essere naturalmente concesso dalla società mentre all’adulto no, al punto tale che sembra perdere, la conoscenza del come si gioca.

Nei momenti liberi, non raramente, ci si ritrova a riempire il tempo in faccende da portare a termine o ad assuefarsi di attività passive come il guardare serie tv o fare acquisti, magari online o peggio ancora a riempire il tempo “vagando” nei social.

E’ più raro trovare adulti che impegnino il loro tempo libero in sport non competitivi, un hobby, suonare in una band o giocare in famiglia, come scrive ancora I. F. Lee.

Ma c’è una buona notizia.

La ludicità è una caratteristica che ci appartiene e che in maniera silente vive nel nostro essere. Così come la risata, essa può essere riattivata, anche se spesso non sappiamo come recuperarla.

Personalmente ho sperimentato la semplicità del processo in gruppo attraverso workshop di giochi cooperativi, ma l’agente scatenante che mi ha permesso di riconnettermi velocemente al mio bambino interiore è stata la risata indotta e il gioco usato come ingrediente attivante della risata stessa.

Una storia con la risata iniziata nel Novembre del 2017.

Esistono tanti modi di giocare. Io personalmente preferisco quelli non competitivi, ma giocare è prima di tutto un atteggiamento. Si può giocare con qualunque cosa, così come ogni gesto quotidiano può diventare gioco: persino lavare i panni, guidare nel traffico o riordinare documenti.

Giocare è un processo evolutivo che avviene all’interno di noi stessi ma che necessita anche di un nutrimento da e verso l’esterno. E’ un fattore di gioia, un dialogo costante con le persone con le quali veniamo in contatto come famigliari o colleghi di lavoro ad esempio e con l’ambiente che ci circonda e in cui viviamo, poiché i fattori esterni  possono influenzare in maniera importante il nostro stato emotivo e nutrire o modificare le nostre percezioni e di conseguenza influenzare le nostre azioni.

L’arte del Feng Shui, così come lo studio cromatico, il design,  o l’utilizzo di oggetti di un certo tipo possono essere alcuni di quegli strumenti che permettono un naturale scorrere  di energia positiva, possono creare un flusso giocoso che ci dona gioia immediata e libera la mente da pensieri ed emozioni negative lasciando un ampio spazio alla creatività e all’ingegno, ma soprattutto ci donano un autentico senso di benessere.

E allora perché non provare a  vivere in questa modalità?

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